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Mario Cresci, la fotografia del no

10-feb-2017 / 17-apr-2017 | bergamo | Gamec


Prima grande antologica dedicata al lavoro fotografico di Mario Cresci (Chiavari, 1942), la cui figura artistica può essere considerata tra le più ricche e complete, per intenti ed esiti, della scena italiana del dopoguerra.

La mostra, a cura di M. Cristina Rodeschini e Mario Cresci, attraversa la produzione dell’artista: dalle prime sperimentazioni sulle geometrie alle indagini di carattere antropologico sulla cultura lucana della fine degli anni Sessanta, ai progetti dedicati alla ricerca della scrittura fotografica e all’equivocità della percezione, in un percorso espositivo articolato in dodici sezioni che offre una panoramica completa della poetica dell’artista, evidenziandone l’attualità della ricerca nel contesto delle tendenze artistiche contemporanee. 

 

Le sezioni che compongono il percorso espositivo mettono in evidenza analogie formali e correlazioni concettuali fra le diverse opere, privilegiando uno sviluppo non necessariamente cronologico della produzione e poetica di Mario Cresci: «Ipsa ruina docet, 1996-2016» mette in scena ex-novo il rapporto tra classico e moderno attraverso la rilettura dei modelli ottocenteschi dell’Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara:


«Geometrie, 1964-2011» presenta opere fortemente stranianti;

in «Cultura materiale, 1966-2016» l’uso progettuale della fotografia offre una lettura non stereotipata della realtà contadina del Sud Italia;

«Trisorio site-specific, 1979» ospita l’opera «Campo riflesso e trasparente» che l’artista realizza nel 1979 in occasione di una sua personale presso lo Studio Trisorio a Napoli;

«Roma ‘68» è dedicata all’esperienza dei movimenti studenteschi del ’68 romano;

«Time out, 1969-2016» accoglie una grande installazione collettiva, formata da 1000 cilindri trasparenti, che rilegge l’Environnement del 1969;

«Attraverso l’arte, 1994-2015» presenta un’indagine sull’importanza del rapporto tra la fotografia e l’arte, nodale nella ricerca di Cresci;

«Baudelaire, 2013» rielabora il ritratto del poeta offrendo allo spettatore 46 immagini diverse del suo volto;

le opere di «Transizioni, 1967-2016» mettono a contatto l’artista con il senso dell’abitare e con gli oggetti di appartenenza, con l’abbandono e le transizioni esistenziali;

«D'après di d'après, 1985» accoglie i disegni dell’autore, veri e propri interventi grafici, sulle immagini di personaggi che sono parte della memoria storica della fotografia;

in «Metafore, 2013-2016» viene mostrato il dramma della migrazione di persone, spinte dalle guerre, dalla violenza, dalla fame.

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